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Aquileia - gli affreschi della basilica PDF Stampa E-mail

Relazione prodotta in occasione della presentazione del libro sul restauro degli affreschi della cattedrale di Aquileia

 

/images/public/idlu_1/idla_1/ida_65.htmlRegione autonoma Friuli Venezia Giulia - Centro di catalogazione e restauro dei beni culturali, Villa Manin Passariano (Ud) "Affreschi absidali nell basilica di Aquileia, progetto di restauro" a cura di Emanuela Accornero anno 1999.

Sono felice di avere l’opportunità, di partecipare alla presentazione del volume sul progetto per il restauro conservativo delle pitture absidali della Basilica di Aquileia. Questo progetto, infatti, non è solo il frutto dell’impegno e della collaborazione fra colleghi, insegnanti e studenti, ma anche la concreta realizzazione di una impostazione metodologica preliminare all’intervento di restauro vero e proprio – che ritengo estremamente valida, anzi indispensabile, per un corretto approccio nei confronti dell’opera d’arte da restaurare.
Il “progetto” consiste in una pianificazione preliminare dell’intervento, impostata su una serie di indagini conoscitive e di ricerche storiche e documentarie in modo da avere una valutazione globale del manufatto artistico, del suo contenitore (chiesa, palazzo, tabernacolo, ecc.) e del territorio di cui è parte integrante.
In questo senso il progetto diventa un momento di conoscenza e di approfondimento, anche di aspetti non necessariamente correlati all’intervento vero e proprio, ma che accrescono il bagaglio di informazioni per una completa anamnesi dell’opera. Richiede quindi la collaborazione e il dialogo aperto e costruttivo di professionalità diverse, quali lo storico, il restauratore, il chimico, il geologo. Il progetto si fa dunque promotore di cultura.
In seguito, in funzione dell’intervento, in base ai risultati delle indagini e alle informazioni acquisite, è possibile formulare la metodologia più idonea al recupero del manufatto, individuare le modalità di valorizzazione e conservazione dell’opera, pianificare i tempi e i costi del restauro.
Purtroppo nella pratica quotidiana la fase progettuale dell’intervento viene quasi sempre ridotta ai minimi termini, se non esclusa. Le cause possono essere molteplici: l’annosa mancanza di finanziamenti, le regole del mercato del lavoro (come quella del minor costo nel minor tempo) che condizionano la maggior parte delle ditte di restauro, gli appalti al massimo ribasso che favoriscono imprese non specializzate. Accade allora che importanti opere d’arte vengano restaurate in più tempi, da operatori diversi e con metodologie differenziate, senza un progetto complessivo ed un criterio unitario. I risultati sono facilmente immaginabili. Solo troppo tardi ci si accorge del grave errore: come quando crollano le Mura Aureliane, cede la volta della Domus Aurea, si perdono capolavori. A volte ho l’impressione, ma questo è solo un mio sfogo personale, che in alcuni casi il restauro sia soltanto un pretesto per grandi cerimonie e voluminose pubblicazioni.
È necessario che gli operatori del settore abbiano maggiore consapevolezza della responsabilità che si devono assumere nei confronti dell’opera d’arte. E questa consapevolezza, questa etica professionale deve essere trasmessa dalla scuola.
Il principale obiettivo di una scuola di restauro è la formazione di individui capaci di operare con grande professionalità, sensibilità, rispetto per l’opera d’arte, e con coscienza critica del valore e della finalità del proprio lavoro. Per diventare un restauratore completo non basta imparare il ‘mestiere’ed avere soltanto capacità manuali: il restauratore oggi deve essere un esperto, deve avere ampie conoscenze e solide basi in modo da dialogare e confrontarsi con le diverse professionalità – quali il chimico o lo storico dell’arte – di supporto alla sua operatività. Deve tornare ad essere il protagonista nel suo lavoro e non un semplice esecutore di richieste impartite da figure istituzionali che, pur avendo un ruolo direttivo, sono spesso prive di conoscenze specifiche nel settore.
Purtroppo, oggigiorno nel campo della formazione dei restauratori vedo una grande confusione e molta improvvisazione. Con mio grande disappunto osservo il moltiplicarsi di nuove scuole o corsi tenuti da docenti senza esperienza, magari appena usciti dal corso precedente. Di conseguenza, le preparazioni dei giovani restauratori sono spesso scadenti, basate solo sulla pratica e sulla manualità, senza alcuna impostazione critica. Di conseguenza, prevalgono sempre più spesso non le capacità operative, ma quelle dialettiche. A peggiorare la situazione si aggiungono alcune leggi, anche recenti, che nelle gare d’appalto favoriscono le imprese con maggior requisiti di prosperità economica, piuttosto che di esperienza e di capacità. Succede così che il restauratore deve dedicarsi alle “pubbliche relazioni” e svolgere il ruolo dell’imprenditore, delegando il lavoro ad una manodopera improvvisata a cui non potrà trasmettere le proprie esperienze o conoscenze.
In passato le cose erano diverse. Quella del restauratore non era una professione alla portata di tutti e richiedeva un lungo tirocinio. La ‘scuola’ del restauratore era la “bottega”, luogo inesauribile di esperienze. E la bottega è stata anche la mia scuola. Mi ero appena diplomato maestro d’arte quando entrai a lavorare nella ditta di Dino Dini. Ricordo che, una mattina, il mio maestro arrivò con un libro e mi consigliò di leggerlo. Si trattava del Libro dell’Arte di Cennino Cennini, a cui seguì, alcuni giorni dopo, il Restauratore di Dipinti del Secco Suardo. Mi invogliava continuamente ad approfondire tutti gli aspetti del mio lavoro, a chiedermi la finalità ed il valore di ogni operazione che eseguivo. Non si stancava di ripetere che non era possibile restaurare un’opera d’arte senza conoscerne la struttura, la sua costituzione chimico-fisica, ma anche la sua storia, le sue vicissitudini. Dopo questa prima esperienza, durata quindici anni, sono entrato a far parte dell’O.P.D. di Firenze dove, coadiuvato anche da un supporto scientifico, ho potuto approfondire e migliorare le mie conoscenze ed esperienze dirette sull’opera d’arte e trasmetterle, in seguito, ai miei studenti durante la mia attività di docente.
L’esperienza pratica è stata importante per la mia formazione, ma è stato soprattutto basilare l’aver avuto un maestro capace di trasmettermi i valori del mestiere e far maturare il mio senso critico.
A mio avviso una scuola di restauro dovrebbe, nei limiti del possibile, recuperare alcuni aspetti della vecchia bottega ed è questo, infatti, l’atteggiamento che ho cercato di assumere con gli studenti di Passariano i quali, dopo un primo momento di disappunto – in quanto avrebbero voluto operare subito sul manufatto artistico - mi hanno poi ringraziato e lavorato autonomamente con senso critico.
Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto. Il progetto condotto dalla scuola di Passariano assume per me una particolare importanza: spero, infatti, possa rappresentare per gli allievi una esperienza formativa che sia loro di aiuto per il futuro.
Il mio augurio è che il lavoro fino ad ora eseguito abbia la giusta conclusione nell’intervento conservativo dell’abside. Il progetto costituisce una conoscenza generale dell’opera . il restauratore nella fase di intervento dovrà approfondire queste conoscenze , nelle particolarità specifiche , supportato dagli esperti che hanno permesso la realizzazione di questo progetto .
Per concludere io vedrei molto volentieri che l’istituto di Passariano organizzasse a fianco delle iniziative già operanti ,una struttura in cui, attraverso dei cantieri scuola si potessero svolgere degli aggiornamenti a restauratori già operativi e che desiderano aggiornarsi sulle nuove metodiche di analisi e di intervento .
Il centro di passariano dovrebbe essere considerata dai restauratori della regione ,un punto di riferimento per incontrarsi discutere e confrontarsi sulle problematiche che continuamente incontrano nel loro lavoro , e trovare le soluzioni ottimali in modo che non prevalga l’individualismo ,operando col solo scopo del recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale .

 
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