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Firenze: Gli affreschi di Casa Vasari PDF Stampa E-mail

Dopo un lungo restauro, eseguito da Guido Botticelli e Gioia Germani, è stata finalmente aperta al pubblico La Sala Grande della casa fiorentina di Giorgio Vasari. Le visite sono consentite il Venerdì, il Sabato e la Domenica alle ore 10, ore 11 e ore 12 previo appuntamento presso il Museo Horne in Via dei Benci n. 6 a Firenze .

Galleria delle foto degli affreschi nello studio del Vasari in Firenze

Documenti di riferimento:"The frescos of casa Vasari in Florence" autori Umberto Baldini e P.A. Vigato - Edizioni polistampa, 2006 -

 


Non molti conoscono la casa e gli affreschi in essa contenuti riportiamo di seguito una breve descrizione del palazzo e delle opere, di cui già vi avevamo parlato in queste pagine.

 In Borgo Santa Croce a Firenze esiste ancora oggi la casa studio del pittore e architetto Giorgio Vasari. L’edificio, sorto probabilmente in età medievale come “casa a schiera”, fu concesso all’artista da Cosimo I de’ Medici a partire dal 1557, negli anni in cui il Vasari, ormai indissolubilmente legato al granduca, era impegnato al riassetto e alla decorazione di Palazzo Vecchio e all’erigenda fabbrica degli Uffizi.

Casa vasari  apelle
Apelle e il calzolaio

La casa, ancor oggi di proprietà privata, anche se profondamente alterata nei suoi volumi interni nel corso di varie epoche, presenta una facciata di taglio cinquecentesco e, nella sala al primo piano prospiciente su Borgo Santa Croce, intere pareti affrescate dall’aretino e dai suoi collaboratori con episodi tratti dalla vita di pittori antichi, allegorie delle arti e ritratti d’artisti collocati nel fregio posto subito sotto al soffitto a cassettoni lignei. Gli affreschi risalgono agli ultimi anni della vita dell’artista, come prova la presenza nel fregio di uno stemma mediceo con la corona granducale conferita a Cosimo nel 1570, e sono stati realizzati con l’aiuto di diversi collaboratori tra i quali Jacopo Zucchi, di cui è stato riconosciuto l’apporto determinante al fianco dell’anziano maestro.

I soggetti delle pitture furono molto probabilmente forniti dall’erudito ed amico Don Vincenzo Borghini, con il quale il Vasari aveva spesso collaborato per altre importanti imprese, quali la decorazione di Palazzo Vecchio o la cupola di Santa Maria del Fiore. Le pareti sono spartite in tre riquadri raffiguranti episodi tratti dalla Naturalis Historia di Plinio il Giovane: la Scoperta della Pittura, Apelle e il calzolaio, e Zeusi dipinge Giunone servendosi delle cinque fanciulle più belle d’Agrigento, alternati con nicchie recanti la Pittura, la Scultura, la Poesia e la Musica, e sormontati da un fregio recante tredici ovali con ritratti d’artisti, intervallati da putti con festoni e sorretto da erme femminili alate.

casa vasari zeusi Zeusi dipinge Giunone

Come la Casa Vasari ad Arezzo, la dimora fiorentina dell’artista costituisce un monumento di grandissimo interesse storico artistico, rappresentativo del clima culturale del momento. Nel Cinquecento, infatti, nell’ambito della complessiva emancipazione dell’artista, il possesso di una casa propria con “atelier” annesso di particolare rilievo architettonico o decorativo riveste una decisiva importanza nel contesto sociale cittadino e costituisce sempre più uno status simbol, il segno della fortuna e del successo conseguiti dal maestro. A questo proposito possiamo ricordare altre case d’artisti a Firenze, come quella di Federico Zuccari o del Giambologna.

Nonostante gli scritti di numerosi studiosi, che hanno posto l’accento sul valore storico dell’edificio e sull’importanza artistica delle pitture che ancora oggi decorano la “sala grande”, la notorietà della residenza fiorentina di Giorgio Vasari rimane scarsissima, così come l’interesse per il grave stato di conservazione in cui versano i suoi affreschi. Le pitture del salone, le uniche che rimangono oggi nell’edificio, fatta eccezione per alcune tracce d’affreschi nel cortile, versano in un pessimo stato di conservazione dovuto ad infiltrazioni d’acqua, dissesti strutturali, e a decenni di colpevole incuria dei proprietari e degli organi di tutela. Vistosi sono i sollevamenti dell’intonaco con cadute di colore e del film pittorico, le ridipinture e la presenza di un degrado dovuto a muffe e solfatazione. Tutto ciò, inoltre, rende estremamente precaria la conservazione di quanto è ancora indenne

. Allegoria della pittura

Alcuni anni addietro, in seguito all’interessamento del prof. Umberto Baldini, l’Università Internazionale dell’Arte aveva studiato lo stato di conservazione delle pitture di Casa Vasari con gli allievi del corso di restauro dei dipinti murali, seguiti dal professor Guido Botticelli, come esercitazione sull’impostazione metodologica di un progetto di restauro. In seguito a questo primo approccio, la proprietaria, forse sensibilizzata da questo studio, ha incaricato il restauratore Guido Botticelli di eseguire un primo intervento di messa in sicurezza degli intonaci pericolanti, non disponendo delle risorse finanziare per far eseguire il recupero totale del ciclo pittorico. In occasione di questo intervento di manutenzione, ancora in seguito all’interessamento del Prof. Baldini, presidente del “Progetto Finalizzato per i Beni Culturali” del Centro Nazionale delle Ricerche, sono stati coinvolti allo studio della tecnica esecutiva e dello stato di conservazione delle pitture vasariane una serie d’esperti che, in base alle richieste specifiche del restauratore, hanno eseguito una serie d’indagini diagnostiche per una completa conoscenza dell’opera e della natura del suo degrado. Le indagini sono state finalizzate a problematiche specifiche poste dal restauratore: compito primario della scienza nel campo del restauro è, infatti, quello di fornire, quando possibile, le risposte a precisi quesiti formulati dall’operatore in funzione delle problematiche riscontrate al momento dell’analisi a vista dell’opera e nel corso del lavoro. Tali risposte contribuiscono ad individuare la metodologia di restauro, in modo da evitare operazioni approssimative e procedere in maniera scientifica e rigorosa. Non sempre, naturalmente, i risultati delle indagini potranno essere certi ed esaurienti, ma saranno comunque di grande utilità se valutati e formulati in un confronto diretto ed aperto fra tutte le figure professionali che collaborano all’intervento. L’importante è che la diagnostica non sia fine a se stessa, ossia senza un obiettivo conoscitivo di reale interesse per la conservazione dell’opera d’arte.

Le pitture si presentano degradate da lesioni verticali che, su alcune zone, interessano tutta l’altezza della parete. In generale le lesioni, che riguardano anche la pietra serena che incornicia il caminetto, vanno imputate alla statica dell’edificio. In corrispondenza dell’Allegoria della Poesia, i distacchi riguardano perfino il rimpello di mattoni dal supporto murario, mentre rilevanti distacchi dell’intonaco pittorico e di questo dall’arriccio si individuano a sinistra del caminetto. Altri sono evidenti sulla parete d’ingresso costituita da una sottile muratura di pochi centimetri: in origine, a tergo di questa parete vi era una scala, non più esistente, che dalla stanza conduceva al piano superiore e che è stata individuata attraverso la termografia. Attualmente lo spazio un tempo occupato da questa struttura è stato utilizzato per allestirci un piccolo bagno. Molte delle lesioni presenti sulla superficie erano state stuccate e reintegrate pittoricamente nel passato. Un primo intervento può essere fatto risalire alla fine del Seicento, primi del Settecento; un altro è databile alla fine dell’Ottocento, cioè quando l’edificio è stato acquistato dalla famiglia Marocchi, attuale proprietaria. L’ultimo intervento di manutenzione può essere datato alla prima metà del ventesimo secolo. Un altro grave degrado è dovuto a infiltrazioni di umidità dall’alto, probabilmente a seguito di rotture di tubi nell’appartamento soprastante o in quello attiguo. Questa umidità, che si presenta discontinua sulla parete, si manifesta con imbianchimenti della superficie ed esfoliazioni con polverulenza e caduta di colore. Numerosi sono i distacchi dell’intonaco pittorico dall’arriccio. I particolari decorativi (frutta, fiori, festoni e cariatidi), per la loro caratteristica tecnica sono i più degradati avendo risentito maggiormente delle variazioni climatiche e dell’umidità. Sono anche i più sensibili all’azione di pulitura: il colore, meno carbonatato, rigonfia maggiormente e diventa sensibile anche alla sola acqua. Risulta completamente ridipinto il basamento probabilmente già scialbato in passato. Forse nell’Ottocento la scialbatura è stata malamente rimossa e le massive abrasioni del colore, dovute ad un non corretto intervento di scopritura, sono state nascoste da una ridipintura estremamente invasiva che è andata a modificare gli elementi architettonici e decorativi originali. Coevo è il tamponamento di una porta ad arco, dalla quale si accedeva al piano superiore. Sul tamponamento è stata dipinta, nella parte alta, l’allegoria della Musica, mentre nella parte bassa è stato completato il basamento.

Per le analisi diagnostiche e i primi interventi conservativi sulle pitture murali di Giorgio Vasari si veda il recente volume a cura di U. BALDINI e P:A: VIGATO, The frescoes of Casa Vasari in Florence. An Interdisciplinary approach to understanding, conserving, axploiting and promoting, Edizioni Polistampa, 2006.

 
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