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India - Le grotte di Ellora PDF Stampa E-mail

India, Grotte di Ellora  4- 13 ottobre 1983

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Le grotte di Ellora, che si trovano nel centro ovest dell'India, vicino ad Aurangabad, sono estremamente caratteristiche: la montagna è stata completamente lavorata in un unico blocco per realizzare edifici sacri completi di numerosi locali disposti su vari piani e completi di forme architettoniche e statue realizzate senza interruzioni nella roccia originale. Un qualcosa di unico e meraviglioso inserito in una cornice naturale lussureggiante. I templi al loro interno sono state in parte dipinti. Un altro esempio si trova ad Ajanta, forse le grotte più famose dal punto di vista turistico

Estremamente utile e di grande risoluzione è stata l'operazione approntata sugli affreschi di Ellora in India durante il seminario tenutosi nel 1983 e organizzato dall'ICCROM per l’individuazione di una metodologia per la pulitura delle pitture situate in queste grotte: si tratta di opere eseguite a tempera su un film di bianco di calce e su supporti di argilla e paglia, il tutto fatto aderire su una struttura costituita da viva roccia: un insieme coreograficamente e artisticamente affascinante che presentava non pochi problemi di mantenimento. 

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Le pitture si presentavano fortemente annerite dai fumi e dai fissativi alteratesi nel tempo. Quest'ultimi erano costituiti da prodotti di varia natura applicati durante i vari restauri che le opere avevano subito dopo la scoperta delle “grotte”. I prodotti organici, applicati con discontinuità sulla superficie pittorica, non permettevano di ottenere una pulitura uniforme. L’azione del cotone imbevuto da solventi, metodo tra l’altro utilizzato dai restauratori locali, produceva un alleggerimento dello sporco, ma nel contempo creava abrasioni al colore là dove il fissativo aveva uno spessore minore: quindi produceva un ulteriore e irreparabile danno e una nuova incoerenza cromatica alle pitture.

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Le stratificazioni del materiale organico applicato nei precedenti restauri avevano reso illeggibile la pittura originale, che appariva nei suoi colori luminosi nelle prime prove di pulitura.

L’esperienza acquisita durante le problematiche verificatesi in seguito all’alluvione di Firenze e perfezionata in seguito, mi permise di trovare una soluzione alternativa. Vista la relativa solubilità di queste sostanze, decisi di effettuare la pulitura applicando un foglio di carta giapponese con acqua satura di carbonato di ammonio, ottenendo una perfetta adesione di questo sul film pittorico; quindi stesi la silice micronizzata stemperata nella mesedima soluzione satura: lo sporco e i materiali organici venivano solubilizzati e assorbiti dal supportante silice, che si colorava completamente di giallo. Con questo metodo, dopo due o più applicazioni, si è potuto recuperare la cromia originale sulle zone di prova, senza produrre abrasioni o alterazioni sul film pittorico originale.

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La foto mostra, da destra a sinistra, le successive rimozioni del materiale organico che è rimasto  assorbito dall'impacco di silice micronizzata e carbonato di ammonio supportati da carta giapponese.  

L’uso della silice rispetto all’impacco con la pasta di legno si era reso opportuno viste le dimensioni ridotte dello strato di “intonaco” e l’esistenza, al disotto, di una base rocciosa e quindi poco permeabile.Tale pulitura era già stata utilizzata nel restauro degli stucchi di Donatello nella Sacrestia Vecchia di S. Lorenzo a Firenze. 

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Il risultato finale mette in evidenza il recupero cromatico nella sua integrità materica, non essendo state effettuate azioni meccaniche sul film pittorico 

 
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