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Inaugurazione dell'opera di Emilio Mancinelli: Don Marco Brogi | Inaugurazione dell'opera di Emilio Mancinelli: Don Marco Brogi |
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In data 28 agosto alle ore 11 in Via Martini 92, (Dietro Poggio) a Calenzano verrà inaugurata l'opera dello scultore Emilio Mancinelli dedicata a Don Marco Brogi
Tutta la cittadinanza è invitata
Presentazione di Silvia Botticelli storico dell'arte
L'opera dello scultore Mancinelli coglie appieno lo spirito che ha animato il pensiero e l'opera di Don Marco Brogi, e lo rivela con quella sensibilità che è propria solo di chi l'ha personalmente conosciuto e stimato. .. (continua l'articolo per visiona l'opera). il sito web dell'artista: www.emiliomancinelli.it
La figura del pievano, nonostante le dimensioni ragguardevoli, si presenta in tutta la sua umanità: semplice ed umile, ma nello stesso tempo inquieta, come percorsa da un fremito che gli agita le vesti mosse dal vento dello Spirito: il fremito dell’entusiasmo, della voglia di fare, ma anche il brivido dell’incertezza, della passione, della condivisione del dolore.
Sulle spalle reca
l’immagine emblematica di un edificio, simbolo del generoso operato di Don
Marco: all'inizio solo poche stanze accoglievano i senzatetto fornendo loro un
riparo, ma in seguito, con l'aiuto di tanti volontari e, soprattutto, della
giunta comunale, è stato costruito un vero e proprio palazzo. Quello che Don
Marco sostiene con evidente fatica è, quindi, una sorta di “condominio”,
simbolo della convivenza e della fratellanza fra le diverse culture e
esperienze di vita. È un fardello ingente che incombe sulla figura e grava
sulle ginocchia, mentre il corpo, barcollante, sembra perdere l’equilibrio,
mantenuto a stento dalla mano libera che, allungando le dita nervose, cerca
appoggio alla parete. Il volto, nonostante lo sforzo, continua ad esprimere
serenità e accettazione.
Lo stile di Emilio
Mancinelli, pienamente radicato nella tradizione plastica toscana e memore
della lezione realista del suo maestro Antonio Berti, si carica in questa opera
di una nuova vena espressiva. A ciò contribuisce senza dubbio anche la tecnica
scultorea: a differenza delle sue precedenti figure a tutto tondo - quali la
“Sant’Anna” posta nella Chiesa dell’Immacolata e il “San Giuseppe” per
l’omonima chiesa a Sesto Fiorentino o i grandi monumenti bronzei dedicati a Leo
Amici nel riminese - l'altorilievo del monumento a Don Brogi, non più costretto
in forme chiuse e serrate, contribuisce a creare un maggior dinamismo, una più
efficace forza espressiva e simbolica che smorza la vena naturalistica, senza
però venir meno ad un plasticismo preciso e tornito, attento all’indagine del
reale.
L’ispirazione allegorica
del monumento è ulteriormente individuata nei soli dorati che affiancano la
figura del pievano e “colorano” la parete, inondandola di luce. Quei soli
alludono al calore dell’ospitalità, al tepore di una casa, alla sicurezza di un
rifugio e si ispirano, come ha affermato l’autore, ai “soli di Nelson
Mandela". Ma non posso fare a meno di notare come quei globi raggiati, per
una coincidenza del tutto causale, ma toccante, rievochino anche le parole del
card. Antonelli nell’omelia per la messa esequiale di Don Marco, definito “un prete sempre consapevole della sua
piccolezza, eppure capace di irradiare con la sua vita qualche raggio di luce
di quella conoscenza della gloria divina che – dice l’apostolo Paolo –
risplende sul volto di Cristo (2 Cor. 4,6)”.
Silvia Botticelli
Storica d'Arte |
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