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Convegno Bressanone 2010

Dal 13 al 16 luglio a Bressanone si svolge il Convegno "Pensare la prevenzione - manufatti usi ambienti 

Nella sezione Poster Valentina Magnani, Valentina Ferrazza, Luca Rosi, Marcello Picollo, Guido Botticelli, Gioia Germani, Luigi Dei, presentano

L’intervento di restauro e la compatibilità dei materiali nell’ottica della conservazione preventiva:  il caso delle pitture murali di Casa Vasari a Firenze.

 
Leonetto Tintori: un maestro
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La Fondazione Cassa di Risparmio di Prato ha stampato fra i volumi di "Prato storia e arte" un volume monografico sul maestro Leonetto Tintori del dicembre 2009.  Fra i tanti articoli di vari autori vi è un mio omaggio all'artista restauratore.

 La prima pagina del mio articolo

LEONETTO TINTORI ARTISTA RESTAURATORE  (Di Guido Botticelli) 

Ho conosciuto Leonetto Tintori nel 1960 quando, ancora ragazzo di bottega, lavoravo a Firenze con il Ptof. Dino Dirti al restauro degli affreschi di Giovanni da Milano nella cappella Rinuccini in Santa Croce. Il Tintori con i suoi allievi stava portando avanti quello degli affreschi di Giotto nelle cappelle Bardi e Peruzzi. Di lui,inoltre, mi avevano parlato i colleghi anziani che lavoravano da tempo col Dini, in particolar modo Re­nato Binazzi e Alfredo Casini; quest’ultimo aveva avuto modo di conoscere il Tintori a Pisa, durante il lavoro sulle pitture del Camposanto.

Nel nostro ambiente si parlava spesso di ciò che facevano gli altri colleghi. Del resto, all’epoca eravamo ancora un gruppo ristretto di persone. In quel periodo a Firenze ]e ditte di restauro di dipinti murali si contavano sulle dita di una sola mano. Erano quelle del Dini, di cui io facevo parte, quella del ‘Tintori,la ditta Rosi e la ditta Del Serra, già allievo quest’ultimo della ditta Dini dalla quale ne era uscito per entrate a far parte del gruppo Tin­tori. Un po’più in disparte rimaneva ancora l’impresa del Benini, che fino a pochi anni prima era stata una grande e importante ditta’. Durante le nostre discussioni, per non dire chiacchiere, capitava spesso di giudicare l’operato del Tintori, il suo modo di fare, considerato per l’epoca un po’ troppo“disinvolto”. Non vorrei essere frainteso, né intendo sminui­re il suo lavoro:voglio dire che operava seguendo la sua indole di artista, prima ancora che di artigiano.

Gli altri restauratori avevano avuto una formazione diversa. Venivano dalla pratica della bottega, da una tradizione che ormai a Firenze era lunga e consolidata. IlDini, ad esempio, aveva imparato il mestiere nella bottega

  F.   GuERRIERI, 5. Goa,, E PETRUccI, V. ‘flsi, La Bottega dei Benini. Arte e Àestauro a Fi­renze nel Novecento, Firenze, 1998.    Pag. 101 

 

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